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Barbie contro il razzismo

Barbie – sì, la bambola di plastica Mattel - ha un messaggio sul razzismo che ha attirato l'attenzione di Twitter, scrive Carly Mallenbaum. In un nuovo video pubblicato sulla pagina YouTube di Barbie, dove una Barbie animata e le sue amiche appaiono regolarmente in clip in stile vlog, ha una discussione con Nikki, una bambola nera. Il loro discorso è diventato virale. "C'è un enorme movimento in corso", dice Barbie, aprendo il video seduta accanto a Nikki. "Milioni di persone in tutto il mondo si alzano per combattere il razzismo, e lo fanno perché troppo spesso e per così tanto tempo le persone sono state trattate ingiustamente e in alcuni casi anche ferite da altre, a causa del colore della loro pelle." Quindi, Nikki parla delle sue esperienze. "Barbie e io abbiamo fatto un concorso per la vendita di adesivi sulla spiaggia il mese scorso. Ci siamo separate e siamo andate in direzioni diverse per vedere chi poteva vendere di più. Mentre ero sul lungomare, la sicurezza della spiaggia mi ha fermato tre volte", dice Nikki. "L'agente di sicurezza pensava che stessi facendo qualcosa di brutto, anche se stavo facendo esattamente la stessa cosa che stavi facendo tu." Ricorda anche quando è entrata a far parte di un club d'onore francese a scuola, ma un'insegnante, che non la conosceva, le ha detto di essere stata "fortunata" a un esame di ammissione di francese per averlo superato. "Perché non sei rimasta nel club e non le hai dimostrato che si sbagliava?" chiede Barbie. "Perché non voglio dimostrare costantemente me stessa", risponde Nikki. "La gente ha fatto queste cose perché ero nera, e hanno fatto supposizioni sbagliate su di me." E poi, Barbie riassume: "Ciò significa che i bianchi ottengono un vantaggio che non hanno guadagnato, e i neri ottengono uno svantaggio che non meritano".

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Di recente, l’attore irlandese Liam Neeson è salito alla ribalta per un’intervista, in occasione della quale ha raccontato un episodio personale.
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Ecco, osservalo con me…


Eccolo, il volto del razzismo.
Quell’espressione ottusamente spavalda.
Quel sorriso tanto ebete quanto privo d’empatia.
Quegli occhi freddi e senza alcuna luce intelligente.
Quel viso, sprezzante e intollerante, non viene dal nulla.
Qualcuno, tra pseudo genitori, cattivi insegnanti di professione o solo per vocazione, vergognosi esempi fatti persona, gliel’hanno disegnato sulla nuda pelle.
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Del razzismo.


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Il cadavere di un bianco

C’era una volta il bianco.
Ovvero, il presunto colore della pelle di un cadavere trovato laggiù, oltre mare.
In Africa, già.
Ilcorpo di un uomo bianco.
Perché va chiarito, non è razzismo, dicono.
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E soprattutto a quelli le cui generalità non contino affatto, ma solo il colore della pelle.
Perché ci sono parole che sono tutto.
E altre che sono meno di niente.
Ecco perché si perdono nel buio, oscurità dentro se stessa, nero tra il nero più nero.
D’altra parte, si potrebbe magari titolare scrivendo trovato un cadavere, punto.
Rivenuto il corpo di un uomo, e basta.
Per poi informare e aver cura degli essenziali dettagli nell’articolo, o storia che sia.
Perché il senso, ovvero lo scopo della presenza della pagina, il legame che si palesa tra chi la crea e chi la legge, è quello.
Informare e aver cura degli essenziali dettagli.
Invece, ecco ciò che accade.
Trovato il cadavere di un bianco.
Il corpo di un uo…