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Quelli che non è razzismo

C’era una volta una voce.
La puoi sentire anche ora.
Di sicuro ne puoi leggere le parole.
O i deliri, che tanto la musica non cambia.
Gli arditi commenti da tastiera.
E i monologhi urlati al riparo di un’arrogante poltrona da PC.
C’era una volta, è purtroppo ci sarà anche domani, la voce che innanzi al video dell’adolescente aggredito dal compagno di scuola in inghilerra, così come di fronte a ogni tipo di gesto e insulto discriminatorio, ti dirà che non è razzismo.
Che da noi non esiste il razzismo.
Solo qualche mela marcia.
Che si tratta solo di una goliardia.
Di classiche zuffe tra ragazzi.
Che ci sono sempre state e sempre ci saranno.
Che non bisogna tirare in ballo il razzismo per tutto.
Concedendoti, al massimo, che magari si tratta di normale bullismo.
Anche se quest’ultimo accostamento di parole dovrebbe essere vietato da ogni tipo di sintassi.
C’era una volta, quindi, il razzismo per chi ne nega l’esistenza.
Dove se un ragazzino immigrato dalla Siria viene sottoposto a una versione scolaresca del waterboarding da un compagno inglese, l’origine di entrambi non c’entra.
Come se non fosse questo che viene insegnato ogni giorno da tanti, troppi governi di questo mondo...

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