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Il pericolo globale

Quando il paese più verde e più multicolore.
La nazione più eterogenea e meno identificabile per il colore della pelle e la forma degli occhi, la linea del volto e la moda del momento.
La terra dove le parole sono musica.
E la musica appartiene a tutti.
Dove la povertà non è mai riuscita a far smettere la popolazione di sorridere.
E ballare.
Di mescolarsi e confondersi.
In una variopinta tonalità riconoscibile dall’alto come dal basso.
Soprattutto dal basso.
Quando il paese dal cuore d’ossigeno e natura più vasto.
E dalla semplicità di celebrare ogni attimo con una festa.
Anche qualora festa non sia.
Quando anche tutto questo decide di scegliere come leader un fascista, razzista e nemico dell’ambiente.
Ditemi voi se il pericolo non è globale
 

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Di recente, l’attore irlandese Liam Neeson è salito alla ribalta per un’intervista, in occasione della quale ha raccontato un episodio personale.
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Il volto del razzismo

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Eccolo, il volto del razzismo.
Quell’espressione ottusamente spavalda.
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Del razzismo.


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Il cadavere di un bianco

C’era una volta il bianco.
Ovvero, il presunto colore della pelle di un cadavere trovato laggiù, oltre mare.
In Africa, già.
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Perché ci sono parole che sono tutto.
E altre che sono meno di niente.
Ecco perché si perdono nel buio, oscurità dentro se stessa, nero tra il nero più nero.
D’altra parte, si potrebbe magari titolare scrivendo trovato un cadavere, punto.
Rivenuto il corpo di un uomo, e basta.
Per poi informare e aver cura degli essenziali dettagli nell’articolo, o storia che sia.
Perché il senso, ovvero lo scopo della presenza della pagina, il legame che si palesa tra chi la crea e chi la legge, è quello.
Informare e aver cura degli essenziali dettagli.
Invece, ecco ciò che accade.
Trovato il cadavere di un bianco.
Il corpo di un uo…